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		<title>Rallentare o morire. Per un’economia della post-crescita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 20:46:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensione libri]]></category>
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					<description><![CDATA[di TIMOTHÉE PARRIQUE, Ricercatore presso la Facoltà di Economia e Management dell’università di Losanna Traduzione di Alberto...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di TIMOTHÉE PARRIQUE, Ricercatore presso la Facoltà di Economia e Management dell’università di Losanna</p>
<p>Traduzione di Alberto Folin (ed. Marsilio)</p>
<p><em>Ecco l&#8217;introduzione del saggio, anticipata dal Corriere della Sera nel suo supplemento #721 La Lettura, il 20 settembre 2025</em></p>
<p>In libri di questo tipo di solito si comincia con il sottolineare la situazione in cui ci si trova: dopo aver fatto il consueto elenco dei cataclismi ecologici e delle relative conseguenze sociali, si scelgono alcune cifre scioccanti con l’aggiunta di una o due storie per catturare l’attenzione. Ma perché perdere tempo? <strong>Tutti sanno che esiste un problema senza precedenti nella storia dell’umanità</strong>. Il collasso ambientale col quale dobbiamo ormai fare i conti impone quotidianamente la sua dose di disastri, e pochi sono quelli che osano contestare la schiacciante responsabilità della nostra specie.</p>
<p>Benvenuti nell’Antropocene. In coincidenza con l’inizio della rivoluzione industriale è questo il nome che gli scienziati hanno assegnato al periodo «in cui le attività umane stanno avendo forti ripercussioni sugli ecosistemi del pianeta e li stanno trasformando a tutti i livelli». Sarebbe perciò l’umanità nel suo complesso (<em>ánthropos</em>), la chiassosa famiglia dei <em>sapiens</em>, a essere responsabile dell’apocalisse: una colpa generale di cui ogni individuo dovrebbe vergognarsi, e per la quale <strong>l’espiazione potrebbe essere solo collettiva</strong>.</p>
<p>Ma la colpa è davvero di tutta l’umanità? Nel 2021, il 10% delle famiglie piu ricche del mondo possiede il 76% del patrimonio globale e percepisce piu della metà di tutti i redditi, ossia 38 volte più ricchezze e 6 volte piu redditi della metà più povera dell’intera umanità. <strong>Peggio ancora: l’1% dei piu ricchi (appena 51 milioni di persone) si è accaparrato il 38% dell’intera ricchezza</strong> prodotta dal 1995, mentre la metà più povera dell’umanità ha ottenuto appena il 2%. Stessa situazione in un Paese come la Francia, dove il decile piu ricco possiede quasi la metà del patrimonio nazionale e detiene un terzo di tutti i redditi.</p>
<p>Il diritto alla ricchezza equivale al diritto a inquinare. Il 10% delle persone più ricche del pianeta è responsabile della metà delle emissioni totali di gas serra. La simmetria tra ricchezza ed emissioni è quasi perfetta. Questa «élite dell’inquinamento» <strong>inquina quattro volte piu della metà piu povera dell’umanità</strong>.</p>
<p>Questa «apartheid globale» è doppiamente ingiusta. I ricchi inquinano e i poveri subiscono. Il pescatore somalo che vede il suo pescato ridursi sempre più mentre il livello del mare aumenta, probabilmente non è mai salito su un aereo; non ha avuto alcun ruolo né rispetto al riscaldamento che ha ereditato, né alla pesca divenuta troppo intensiva. Ciononostante, sarà lui a pagarne il prezzo, e sarà tra i primi. Sono le persone più vulnerabili, a cominciare da quelle dei Paesi più poveri, a bere acqua inquinata, a respirare fumi tossici, a vivere vicino alle discariche, a subire inondazioni e periodi di siccità ecc. <strong>La nozione di Antropocene maschera profonde disuguaglianze</strong>: anche se siamo tutti della stessa specie, non siamo uguali né sotto il profilo della responsabilità né sotto quello dei pericoli che corriamo di fronte ai disastri ecologici di oggi e di domani.</p>
<p>Diciamolo chiaramente: il collasso ecologico non è una crisi, ma un «pestaggio sistematico». Il dissesto climatico è una «violenza lenta» e diffusa, una forma di usura che viene esercitata sistematicamente lontano dalla vista, oggi principalmente contro le popolazioni piu impoverite, ma che è destinata un po’ alla volta a risalire la scala sociale. Questa situazione non ha nulla a che vedere con una supposta natura umana, è piuttosto il sintomo di un’organizzazione sociale specifica, strettamente legata a una certa visione politica del mondo. O quantomeno è la tesi che sosterrò in questo libro: <strong>la causa primaria del deragliamento ecologico non e l’umanità, ma il capitalismo</strong>, il prevalere dell’economia su tutto il resto e la ricerca sfrenata della crescita.</p>
<p>Lasciamo da parte quindi espressioni come <em>Antropocene </em>e utilizziamo piuttosto termini come <em>Capitalocene</em>, <em>Econocene </em>e PIL<em>ocene</em>. Senza mezzi termini: <strong>l’economia è diventata un’arma di distruzione di massa</strong>. Nei suoi scritti, l’economista Serge Latouche riprende la terminologia di Hannah Arendt e parla di «banalità economica del male»: un sistema che orchestra il massacro degli esseri viventi, alleviando la colpevolezza di chi ne è responsabile. Ognuno svolge diligentemente il compito che gli è stato assegnato, giustificando la propria azione con la scusa che se avesse deciso di non farlo, qualcun altro lo avrebbe fatto al posto suo.</p>
<p>Quanti impiegati di banca si dedicano a inventare prodotti finanziari tossici e quanti ingegneri si applicano per progettare super-yacht? Quanti manager licenziano per ragioni «economiche»? Quanti pubblicitari promuovono prodotti dannosi e inutili? Quanti lavoratori dei macelli brutalizzano e uccidono serialmente gli animali? Quanti lobbisti mentono per proteggere gli interessi legati ai combustibili fossili? <strong>Devo pur pagare le bollette, risponderanno coloro che vengono accusati di distruggere il mondo</strong>. Se non lo faccio io qualcun altro lo farà al posto mio.</p>
<p>Questa violenza è un fenomeno emergente, una sorta di disordine spontaneo, che nessuno ha previsto direttamente e che viene sostenuto fino all’assurdo dai nostri comportamenti sociali più comuni. Dobbiamo restituire un prestito, pagare una bolletta, soddisfare gli azionisti, realizzare un profitto; <strong>siamo ostaggi di un sistema che predetermina in parte comportamenti che altrimenti sarebbero considerati immorali</strong>. Presteremmo ai nostri amici denaro a interessi da strozzinaggio? Faremmo pubblicità per indurre i nostri amici e familiari ad acquistare prodotti di cui non hanno alcun bisogno? Decideremmo di licenziare un caro amico perché qualcuno dall’altra parte del pianeta può lavorare per me a un costo minore? Evidentemente no. Se la miniera di cobalto si trovasse nel mio giardino e i miei figli ci lavorassero, ci penserei due volte prima di cambiare cellulare.</p>
<p>E tuttavia non abbiamo scelta. <strong>L’economia s’impone su di noi attraverso regole che è buona norma rispettare</strong>: un prezzo, un contratto di lavoro, un mutuo, regole contabili. Il problema non è l’esistenza dell’economia di per sé (ogni società ha organizzato in un modo o nell’altro le sue attività produttive), ma piuttosto le regole che le assegniamo attualmente così come l’obiettivo centrale che ne è l’anima: <em>la crescita</em>. Comunque stiano le cose a proposito dei redditi individuali, del profitto delle imprese, o del PIL di un Paese, sembrerebbe che, in economia, <em>più </em>sia sinonimo di <em>meglio</em>.</p>
<p>Che cos’è la crescita? Argomento magico delle campagne elettorali, inossidabile risposta al dissesto dei bilanci familiari, tale termine ha penetrato l’immaginazione dei nostri contemporanei a un punto tale che nessuno si astiene dall’esprimere il proprio parere sulla questione. Tuttavia, <strong>pochi sanno non solo cosa sia la crescita e come si misuri</strong>, ma anche i complessi legami che la connettono alla natura, all’occupazione, alla povertà e alle disuguaglianze, al debito pubblico, alla coesione sociale e al benessere. Nata come concetto contabile negli anni trenta del secolo scorso (Prodotto nazionale lordo), è diventata un mito dalle mille sfaccettature. Progresso, prosperità, sviluppo, protezione, innovazione, potere, felicità: la crescita non è più soltanto un indicatore, è un contenitore simbolico pieno di progetti collettivi e individuali.</p>
<p>Crescita verde, crescita circolare, crescita inclusiva, crescita azzurra; <strong>cinquanta sfumature di crescita, ma sempre crescita</strong>. La presa che questa matrice di crescita ha sull’immaginario collettivo è tale che invece di considerare le conseguenze del nostro modello economico sul pianeta, noi ci preoccupiamo dell’impatto del riscaldamento climatico sul PIL. È il mondo alla rovescia. È facile immaginare il nostro pianeta in ogni sorta di distopia in stile <em>Black Mirror</em>, ma immaginare un’economia in cui si produca meno di quanto si faccia oggi suona come qualcosa di eretico.</p>
<p>C’è stato un tempo in cui la crescita ha avuto una funzione ben precisa, ovvero rilanciare l’economia americana dopo la Grande depressione, produrre le attrezzature necessarie per la guerra, uscire dalla fame, sradicare la povertà, garantire la piena occupazione, o ricostruire l’Europa. La sua misurazione permetteva di valutare i progressi compiuti verso questi diversi obiettivi. Nel corso dei decenni, l’indicatore è diventato l’obiettivo:<strong> la crescita per la crescita, senza più alcuno scopo soggiacente</strong>. Ma produrre per produrre è uno scopo privo di sostanza. Noi, abitanti di quei Paesi che il resto del mondo guarda con immensa invidia, continuiamo a sacrificare il nostro tempo e le nostre risorse per produrre e consumare sempre di più quando non abbiamo più niente da guadagnare – e molto da perdere –, ostinandoci a far crescere il PIL. Qualcosa di analogo potrebbe essere rappresentato da un giovane adulto che, avendo appena terminato di crescere, si ostinasse a voler diventare sempre più alto, senza rendersi conto che, dopo una certa età, la crescita non si misura più in centimetri.</p>
<p>Nel momento in cui scrivo queste righe, ogni centimetro in più viene ottenuto con dolore. La Terra si sta surriscaldando, le società sono in burn-out e il PIL sta diventando una specie di «conto alla rovescia per la fine del mondo». Un conto alla rovescia formidabile perché esponenziale: più grande è l’economia, più cresce velocemente. Un tasso di crescita del 2% annuo fa raddoppiare le dimensioni dell’economia ogni trentacinque anni. Siamo a bordo di un autobus che sfreccia a tutta velocità verso un precipizio e accogliamo ogni chilometro orario in più come un progresso. È insensato. Massimizzare la crescita significa mettere il piede sull’acceleratore con la certezza che<strong> finiremo per morire in un collasso sociale ed ecologico</strong>.</p>
<p>Possiamo parlare di <em>atterraggio</em>, <em>dieta</em>, <em>decrescita</em>, <em>de-escalation</em>, <em>discesa</em>, <em>armonizzazione</em>, <em>sobrietà</em>, o suggerire qualunque altra analogia. La sfida che abbiamo di fronte è quella del meno, del più leggero, del più lento, del più piccolo. E la sfida della sobrietà, della frugalità, della moderazione e della sufficienza. Ma si tratta pur sempre di un atterraggio, non di uno schianto; di una dieta, non di un’amputazione; di un rallentamento, non di una sosta. <strong>Sappiamo che dobbiamo rallentare, e dovremo ora capire come pianificare in modo intelligente questa transizione</strong> affinché essa si realizzi democraticamente con un occhio di riguardo per la giustizia sociale e il benessere.</p>
<p>Per farlo, dobbiamo liberarci della «mistica della crescita», cioé <strong>denaturalizzare la crescita economica come fenomeno</strong>. Abbiamo urgentemente bisogno di guardare con occhio critico le pratiche che abbiamo standardizzato come naturali e universali. Ogni azienda deve fare profitti? Dobbiamo lasciare che siano i mercati a decidere cosa produrre? Un governo dovrebbe puntare ad aumentare il proprio PIL? L’argomento che sosterrò qui è che la crescita non è una fatalità, ma una scelta.</p>
<p>Le implicazioni di questa tesi sono più ampie di quanto possa sembrare: se la crescita non è causata dalla natura umana ma piuttosto da alcune istituzioni socialmente costruite, <strong>è possibile immaginare un’economia che possa funzionare senza necessariamente produrre e consumare di più</strong>. La sfida lanciata in questo libro è quella di immaginare la <em>decrescita </em>come transizione verso un’economia <em>post-crescita</em>.</p>
<p>Qui sta la duplice definizione che ci guiderà per tutto il libro: la «decrescita» come <em>riduzione della produzione e del consumo per alleggerire l’impronta ecologica, democraticamente pianificata in uno spirito di giustizia sociale e con un’attenzione al benessere</em>. <strong>Decrescita fino a dove? Risposta: verso la «post-crescita»</strong>, verso <em>un’economia stazionaria in armonia con la natura, dove le decisioni sono prese insieme e le ricchezze sono equamente condivise, in modo da poter prosperare senza crescita</em>.</p>
<p>È una triplice sfida: comprendere come il modello economico di crescita sia un vicolo cieco (il rifiuto), delineare i contorni di un’economia post-crescita (il progetto), e concepire la decrescita come transizione per arrivarci (il tragitto). Nei capitoli che seguiranno, il libro sostiene un’idea semplice ma radicale: la crescita è diventata un problema esistenziale. <strong>La nostra sopravvivenza dipende ora dalla capacità, o meno, di cambiare il nostro sistema economico</strong>.<br />
<em>(© Éditions du Seuil, 2022; © Marsilio Editori, 2025)</em></p>
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		<title>Equity: un gioco per mettersi in gioco (locandina)</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 19:01:28 +0000</pubDate>
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		<title>Equity</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2024 15:07:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="wp-image-15204 aligncenter" src="https://www.associazionepatto.org/wp-content/uploads/2024/10/IMG20230503192819-300x225.jpg" alt="" width="445" height="334" srcset="https://www.associazionepatto.org/wp-content/uploads/2024/10/IMG20230503192819-300x225.jpg 300w, https://www.associazionepatto.org/wp-content/uploads/2024/10/IMG20230503192819-1024x768.jpg 1024w, https://www.associazionepatto.org/wp-content/uploads/2024/10/IMG20230503192819-768x576.jpg 768w, https://www.associazionepatto.org/wp-content/uploads/2024/10/IMG20230503192819-1536x1152.jpg 1536w, https://www.associazionepatto.org/wp-content/uploads/2024/10/IMG20230503192819-2048x1536.jpg 2048w, https://www.associazionepatto.org/wp-content/uploads/2024/10/IMG20230503192819-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 445px) 100vw, 445px" />Cos’hanno a che fare un contadino dell’Africa sub-sahariana, un artigiano del sud est asiatico, un industriale occidentale, una commerciante cinese, l’amministratore di una società multinazionale, con noi, consumatori finali di un mercato globalizzato?</p>
<p>Per scoprirlo bisogna schiudere uno spiraglio sull’esistenza di una miriade di persone sconosciute, il cui impegno umano consente la produzione di beni utili a tutti, anche se la dignità di alcune di loro non è tutelata da nessuno.</p>
<p>Perché, nel &#8220;loro&#8221; mondo, vivere e sostenere la famiglia con l’equivalente di 2-3 euro al giorno è una cosa normale, mentre per noi lo è dare 10 euro al nostro bambino per soddisfare i piccoli desideri della giornata.</p>
<p>Nel &#8220;loro&#8221; mondo è normale procurarsi acqua potabile a chilometri di distanza da casa e averne a disposizione non più di 10-15 litri al giorno, mentre nel &#8220;nostro&#8221; la stessa quantità se ne va ogni volta che schiacciamo il pulsante dello sciacquone.</p>
<p>Per i “loro” bambini è normale entrare ogni giorno per pochi spiccioli nei cunicoli delle miniere di cobalto, mentre i nostri smartphone, anche grazie ad esso, sono diventati protesi umane indispensabili ad ogni età…</p>
<p>Così la quotidianità, lo stile di vita, si ripete sempre uguale, si eredita e, in una scontata accettazione, cristallizza differenze che non sono per niente normali,  e che, nella fetta di mondo in cui viviamo, rivelano la diffusa superficialità, la cronica indifferenza verso disuguaglianze inaccettabili.</p>
<p>Si può giocare su questi argomenti?</p>
<p>No, se significa approfittare delle disuguaglianze per vivere disinvoltamente a scapito di altri.</p>
<p>Sì, se giocare significa mettersi in gioco, diventare consapevoli, sentirsi coinvolti e provare il desiderio di agire e di cambiare, partendo da noi stessi.</p>
<p>Equity, un gioco da tavolo didattico sviluppato dalla nostra Associazione, partecipa al bando della Fondazione Comunitaria 2024/01 Giovani e, se verrà ammesso al finanziamento, avrà bisogno di essere sostenuto dalla comunità nel corso del mese di novembre con tanti contributi a favore del progetto.</p>
<p>Equity riprende i contenuti degli incontri che da più di 10 anni teniamo nelle classi delle scuole secondarie del Lodigiano, muovendoci tra senso della vita, mondo delle emozioni e della poesia, felicità, apertura all’altro, attenzione alle povertà e alla mondialità, responsabilità sociale e individuale di ogni scelta.</p>
<p>Equity provoca i giocatori nella costante interazione tra i personaggi del gioco, nella definizione della strategia (inclusiva o competitiva), negli obiettivi sfidanti da raggiungere, nelle decisioni da prendere in situazioni critiche, nello scambio di ore lavoro, prodotti e/o solidarietà, nello sviluppo di storie di riscatto…</p>
<p>sempre con un occhio agli interessi internazionali in gioco e alle radici delle crisi contemporanee (economica, geopolitica, migratoria, ambientale…), che corrispondono ad altrettante cause delle povertà.</p>
<p>Infatti, nel corso del gioco, ci si imbatte in dati attuali su: economia globale, geopolitica, distribuzione della ricchezza, debito internazionale, povertà, disuguaglianze, risorse minerarie e fonti energetiche contese, beni comuni, consumismo, migrazioni, demografia, conflitti, armamenti, oppressione delle</p>
<p>minoranze, agricoltura, allevamento, fame, utilizzo dell’acqua, sprechi, ambiente, clima, inquinamento, investimenti climatici, fonti energetiche rinnovabili…</p>
<p>Equity: un gioco per mettersi in gioco, a scuola e nella vita, per costruire insieme un mondo più giusto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giuseppe Cambié</p>
<p>Presidente P.A.T.T.O.-ODV</p>
<p>(Pane e Acqua per Tutti Tramite Organizzazioni)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Noi e la guerra in Ucraina</title>
		<link>https://www.associazionepatto.org/2024/06/20/noi-e-la-guerra-in-ucraina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 23:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Scritto da Giuseppe Cambiè Le responsabilità e dignità di un popolo non coincidono necessariamente con quelle del...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Scritto da <strong>Giuseppe Cambiè</strong></p>



<p>Le responsabilità e dignità di un popolo non coincidono necessariamente con quelle del suo governo.</p>



<p>Le aspirazioni di un popolo non coincidono con la ragione di stato.</p>



<p>Eppure tracotanti superpotenze usano le nazioni come caselle di una scacchiera, marcano confini di comodo, rivendicano la proprietà di risorse, decidono chi merita di vivere&#8230;</p>



<p>Eppure nelle controversie internazionali di regola a soffrire sono i popoli, infinita somma di singole persone, ciascuna con una storia, una famiglia, dei sogni, un desiderio di felicità condivisa&#8230;</p>



<p>Il grido dei piccoli sale da tutta la terra</p>



<p>L&#8217;avvocato polacco Kamil Syller, uno dei promotori delle &#8220;lanterne verdi&#8221;, che dallo scorso novembre offrivano ospitalità per la notte e aiuti d’emergenza ai migranti sul confine bielorusso, scriveva: &#8220;Il governo emana norme draconiane che presto legalizzeranno i respingimenti, pur sapendo che provocherà la morte delle persone. E noi abitanti della terra di confine, che vediamo il dramma e la sofferenza umana, non facciamo calcoli. Dobbiamo restare umani&#8221;.</p>



<p>Ancora oggi da una parte e dall&#8217;altra vediamo segnali preoccupanti: posizioni sempre più rigide, attenzione più ai fenomeni che alle cause, un crescendo di azioni e reazioni, informazione emotiva e allineata, personalizzazione del conflitto&#8230;</p>



<p>Anche noi siamo gente di frontiera e non ci possiamo permettere di ragionare per schemi.</p>



<p>Il nostro confine deve essere sempre la dignità delle persone, da difendere dalla sopraffazione, nelle tante crisi umanitarie, di qualunque latitudine e colore.</p>



<p>Il nostro calcolo la verità, il bene comune, la pietà, l&#8217;umanità, che nella guerra improvvisamente si perdono.</p>



<p>Dobbiamo restare umani.</p>



<p>Le ragioni della guerra hanno ben poco a che fare con la ragione, più con la paura e la sfiducia.</p>



<p>La guerra e l&#8217;odio si cibano di paura e impotenza, come la pace di fiducia e speranza.</p>



<p>La pace è ascolto, empatia, verità, rispetto, perdono, condivisione, accoglienza, solidarietà, giustizia&#8230;</p>



<p>La strada per la pace ha come riferimento la giustizia e sale attraversando territori poco frequentati o abbandonati.</p>



<p>Chi non la percorre per intero, chi non accetta e prova la fatica del cammino, chi non ha fiducia nell&#8217;altro, non potrà mai costruire né vera pace, né vera umanità.</p>



<p>Dobbiamo condividere l&#8217;umiltà della strada.</p>



<p>Dobbiamo sforzarci di capire le ragioni, anche sbagliate, che generano azioni, talvolta ingiuste, sproporzionate, atroci.</p>



<p>Non dobbiamo mai negare l&#8217;umanità degli avversari.</p>



<p>Dobbiamo restare umani.</p>



<p>Dobbiamo custodire la speranza</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
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		<title>Cosa posso fare con&#8230;: esempi di microdonazione</title>
		<link>https://www.associazionepatto.org/2024/06/20/cosa-posso-fare-con-esempi-di-microdonazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 23:33:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Scritto da P.A.T.T.O. “COSA POSSO FARE CON&#8230;” MOVIMENTO LOTTA FAME NEL MONDO “UN PESCE DI NOME R…WANDA”&#160;PROGETTO...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Scritto da <strong>P.A.T.T.O.</strong></p>



<p><strong>“COSA POSSO FARE CON&#8230;”</strong></p>



<p><strong>MOVIMENTO LOTTA FAME NEL MONDO</strong></p>



<p><strong>“UN PESCE DI NOME R…WANDA”</strong><strong>&nbsp;PROGETTO DI ALLEVAMENTO ITTICO – MUHURA, RWANDA</strong></p>



<p>Con 20 euro</p>



<p>&#8211; Garantire per un mese un’alimentazione sana e variegata (grazie anche al pesce allevato nelle vasche) ad un bambino accolto all’interno dell’Orfanotrofio di Muhura, struttura beneficiaria del progetto</p>



<p>Con 50 euro</p>



<p>&#8211; Garantire per un anno adeguate condizioni igienico-sanitarie ad un bambino accolto all’interno dell’Orfanotrofio di Muhura, struttura beneficiaria del progetto</p>



<p>&#8211; Acquistare strumentazione tecnica e reti necessarie a prelevare il pesce dalle vasche</p>



<p>&#8211; Garantire alle vasche di allevamento l’approvvigionamento idrico direttamente dall&#8217;acquedotto per 6 mesi</p>



<p>Con 100 euro</p>



<p>&#8211; Garantire per 4 mesi la presenza di un tecnico specializzato, l&#8217;addetto itticoltore, presso le vasche</p>



<p>&#8211; Garantire per 4 mesi il trasporto dei pesci dall’allevamento al mercato locale di Muhura, sbocco commerciale del progetto</p>



<p><strong>CARITAS LODIGIANA</strong></p>



<p><strong>PROGETTO “MANGIO ANCH’IO” MENSA SCOLASTICA DELLA MISSIONE DIOCESANA &nbsp;– DOSSO, NIGER</strong></p>



<p>Con 0,7 euro</p>



<p>Fornire cibo per&nbsp;<strong>un giorno</strong>&nbsp;a un bambino alla mensa Mangio Anch’io</p>



<p>Con 3, 5 euro</p>



<p>Fornire cibo per&nbsp;<strong>una settimana</strong>&nbsp;a un bambino alla mensa Mangio Anch’io</p>



<p>Con 14 euro</p>



<p>Fornire cibo per&nbsp;<strong>un mese&nbsp;</strong>a un bambino alla mensa Mangio Anch’io</p>



<p>Con 140 euro</p>



<p>Fornire cibo per&nbsp;<strong>un anno</strong>&nbsp;a un bambino alla mensa Mangio Anch’io</p>



<p><strong>PROGETTO INSIEME</strong></p>



<p><strong>PROGRAMMA PER RENDERE MENO PRECARIA LA VITA DEI SENZA FISSA DIMORA E/O FAMIGLIE IN SITUAZIONI DISAGIATE &#8211; LODI</strong></p>



<p>Con 3 euro</p>



<p>Docce Comunali : fornire materiale per l’igiene personale quali shampoo,schiuma da barba,lamette ..atte a conservare la dignità&nbsp; di una persona.</p>



<p>Mensa Insieme: fornire un pasto a chi non ha la possibilità di accedervi altrimenti.</p>



<p>Con 13 euro</p>



<p>Piattaforma del cibo: reperire le derrate alimentari per confezionare un pacco cibo per una famiglia di 3 persone</p>



<p>Con 18 euro</p>



<p>Piattaforma del cibo: reperire le derrate alimentari per confezionare un pacco cibo per una famiglia di 5 persone</p>



<p>Con 25 euro</p>



<p>Piattaforma del cibo: reperire le derrate alimentari per confezionare un pacco cibo per una famiglia di 7 persone</p>



<p>Con 100 euro</p>



<p>Housing sociale: contribuire a pagare bollette di acqua e luce per un alloggio di una famiglia di 4 persone presso le abitazioni date dalla diocesi in gestione all’Associazione Progetto Insieme.</p>



<p>Con 200 euro</p>



<p>Housing sociale: contribuire a pagare bollette di acqua, luce e gas per un alloggio di una famiglia di 4 persone presso le abitazioni date dalla Diocesi in gestione all’Associazione Progetto Insieme.</p>



<p><strong>SOLETERRE</strong></p>



<p><strong>PROGRAMMA INTERNAZIONALE PER L’ONCOLOGIA PEDIATRICA &#8211; UCRAINA, MAROCCO, COSTA D’AVORIO, INDIA</strong></p>



<p>Con 15 euro</p>



<p>In&nbsp;<strong>Ucraina</strong>&nbsp;possiamo garantire un kit di materiali di consumo medico (garze, filo per sutura, cateteri) per un bambino.</p>



<p>In&nbsp;<strong>Marocco</strong>&nbsp;possiamo garantire l’acquisto di 5 confezioni di medicinali per i bambini malati di cancro.</p>



<p>In&nbsp;<strong>Costa d’Avorio</strong>&nbsp;possiamo garantire l’acquisto di decorazioni per l’allestimento della sala del risveglio.</p>



<p>In&nbsp;<strong>India</strong>&nbsp;possiamo garantire l’acquisto di un ago per una biopsia del midollo osseo.</p>



<p>Con 25 euro</p>



<p>In&nbsp;<strong>Marocco</strong>&nbsp;possiamo garantire una sessione di sensibilizzazione sui tumori infantili a 30 mamme.</p>



<p>In&nbsp;<strong>Costa d’Avorio</strong>&nbsp;possiamo garantire 2 ecografie addominali per 2 bambini.</p>



<p>Con 50 euro</p>



<p>In&nbsp;<strong>Ucraina</strong>&nbsp;possiamo garantire l’acquisto di 50 confezioni di sistemi per trasfusione di chemioterapia.</p>



<p>In&nbsp;<strong>Marocco</strong>&nbsp;possiamo garantire una sessione di supporto psicologico per i bambini e i loro genitori presso l’ospedale.</p>



<p>In&nbsp;<strong>Costa d’Avorio</strong>&nbsp;possiamo garantire l’acquisto di medicinali a supporto del trattamento chemioterapico.</p>



<p>In&nbsp;<strong>India</strong>&nbsp;possiamo garantire un fondo di supporto per il trasporto verso l&#8217;ospedale e il cibo per una famiglia in condizioni di povertà estrema.</p>



<p>Con 100 euro</p>



<p>In&nbsp;<strong>Ucraina</strong>&nbsp;possiamo garantire un ciclo di chemioterapia per un bambino malato di cancro.</p>



<p>In&nbsp;<strong>Marocco</strong>&nbsp;possiamo garantire un ciclo di analisi per 4 bambini malati di cancro.</p>



<p>In&nbsp;<strong>Costa d’Avorio</strong>&nbsp;possiamo garantire un’attività ricreativa per 20 bambini (materiale di animazione, merenda ed educatrice).</p>



<p>In&nbsp;<strong>India</strong>&nbsp;possiamo garantire l’acquisto di giocattoli e libri per gli spazi gioco dell&#8217;ospedale e della Casa di accoglienza.</p>



<p><strong>MOVIMENTO PER LA VITA LODIGIANO</strong></p>



<p><strong>PROGETTO &#8220;GEMMA&#8221; SOSTEGNO A UNA MAMMA POVERA E AL SUO BAMBINO – LODI</strong></p>



<p>Con 5 Euro</p>



<p>4 confezioni di pastina per bambini&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>oppure</em></p>



<p>6 vasetti di omogeneizzati di carne&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>oppure</em></p>



<p>8 vasetti di omogeneizzati di frutta</p>



<p>Con 10 Euro</p>



<p>4 confezioni di creme di riso, tapioca o mais&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>oppure</em></p>



<p>4 confezioni di biscotti ai cereali</p>



<p>Con 18 Euro</p>



<p>5 confezioni di Biscotti Plasmon&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>oppure</em></p>



<p>4 pacchi da 20 pannolini per neonato&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>oppure</em></p>



<p>1 Biberon con 2 tettarelle e 1 ciuccio&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>oppure</em></p>



<p>4 confezioni di salviettine umidificate per l&#8217;igiene del neonato</p>



<p>Con 35 Euro</p>



<p>4 confezioni di Latte in polvere&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>oppure</em></p>



<p>5 pacchi da 30 pannolini per neonato</p>



<p>Con 50 Euro</p>



<p>i pannolini e prodotti per l&#8217;igiene del neonato necessari per un mese</p>



<p>Con 75 Euro</p>



<p>il latte in polvere, gli omogeneizzati, le creme e i biscotti necessari per un mese</p>



<p>Con 100 Euro</p>



<p>i pannolini, il latte in polvere e gli omogeneizzati necessari per un mese<strong>.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Solidarietà: i numeri (3)</title>
		<link>https://www.associazionepatto.org/2024/06/20/solidarieta-i-numeri-3/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 23:32:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Scritto da Giuseppe Cambiè I numeri dell’ingiustizia: 805 milioni di persone nel mondo sono malnutrite, 36 milioni...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Scritto da <strong>Giuseppe Cambiè</strong></p>



<p>I numeri dell’ingiustizia:</p>



<p>805 milioni di persone nel mondo sono malnutrite, 36 milioni muoiono per fame (100.000 al giorno), di cui 5 milioni di bambini (14.000 al giorno),</p>



<p>1,3 miliardi di individui soffrono per le conseguenze di obesità o sovrappeso, con 2.8 milioni di decessi all’anno,</p>



<p>1,3 miliardi di tonnellate di cibo gettato ogni anno potrebbero sfamare per quattro volte tutte le persone malnutrite del pianeta,</p>



<p>La quantità di cibo sprecato solo nei paesi industrializzati (222 milioni di tonnellate) equivale a quella disponibile per l’alimentazione di tutti i paesi dell’Africa sub-sahariana (230 milioni di tonnellate),</p>



<p>Un terzo dell’intera produzione alimentare viene utilizzato per nutrire i circa tre miliardi di animali da allevamento e il 45% del mais che cresce negli USA viene avviato alla produzione di biocarburanti,</p>



<p>I cereali necessari per produrre un solo hamburger basterebbero a sfamare 40 bambini per un giorno,</p>



<p>Quando saremo 9 miliardi, continuando con gli squilibri di oggi, ben un terzo della popolazione rientrerà nell’area di fame e malnutrizione, mentre un altro terzo mangerà per due, ammalandosi di obesità, diabete, disabilità precoci con il risultato che due terzi del pianeta, per motivi diversi, sarà ammalato di cibo,</p>



<p>1,4 miliardi di persone soffrono la sete,</p>



<p>In Europa, in media, ogni persona spreca all’anno circa 60 metri cubi d’acqua, pari a 12mila bottiglie da un litro e mezzo,</p>



<p>L&#8217;acqua utilizzata per allevare il bestiame necessario a produrre una sola bistecca basterebbe a dissetare 1250 persone per un giorno o a garantire un minimo di igiene personale a 250 di loro,</p>



<p>2,5 miliardi di persone vivono in povertà,</p>



<p>1,4 miliardi vivono con meno di 1,25 dollari al giorno, 2 miliardi con meno di 2 dollari al giorno,</p>



<p>In Sierra Leone 1,5 dollari al giorno sono sufficienti per assicurare assistenza a una mamma e al suo neonato,</p>



<p>In Italia, nel 2013, la spesa media mensile per famiglia è stata di 2.359 euro,</p>



<p>Secondo l’ISTAT, nello stesso periodo, in Italia, hanno vissuto in povertà il 20% delle famiglie e il 26% delle persone,</p>



<p>In usa 1,6 milioni di bambini sono senza-tetto,</p>



<p>L’aspettativa di vita è 82 anni in Italia, 39 anni in Mozambico,</p>



<p>Nel mondo, 42 bambini su 1000 muoiono prima di compiere un anno di vita,</p>



<p>Negli ultimi 10 anni, nelle nazioni più povere, la mortalità infantile è aumentata del 20% …</p>



<p>Fonti:</p>



<p>www.whypoverty.net</p>



<p>www.it.wfp.org</p>



<p>www.mlfm.it</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Solidarietà: i numeri (2)</title>
		<link>https://www.associazionepatto.org/2024/06/20/solidarieta-i-numeri-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 23:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Scritto da Giuseppe Cambiè Stragi italiane negli anni di piombo:161 vittime dal 1969 al &#8217;93 (24 anni).Stragi...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Scritto da <strong>Giuseppe Cambiè</strong></p>



<p>Stragi italiane negli anni di piombo:<br>161 vittime dal 1969 al &#8217;93 (24 anni).<br>Stragi internazionali di migranti verso l&#8217;Europa:<br>38610 vittime dal 1988 a settembre 2019 (32 anni) (UNHCR; fortresseurope.blogspot.com; iom.int).<br><br>&#8230; ma, stando alle testimonianze dei sopravvissuti, quasi ogni viaggio conta i suoi morti. Pertanto le vittime censite sulla stampa potrebbero essere sottostimate.</p>



<p>38610 persone…<br>Morte di stenti nel deserto del Sahara nel viaggio con camion o fuoristrada oppure abbandonate a sé stesse in zone frontaliere<br>Torturate nei paesi del nordafrica dopo arresti arbitrari nei centri di detenzione per stranieri o in corso di sommosse razziste<br>Fulminate scavalcando recinzioni elettrificate<br>Colpite dagli spari della polizia di frontiera<br>Dilaniate in campi minati<br>Morte di freddo percorrendo a piedi valichi di confine<br>Travolte sui binari viaggiando nascoste sotto i treni<br>Assiderate, viaggiando nel vano carrello di aerei<br>Decedute per incidenti stradali, soffocamento o schiacciate dal peso delle merci per essersi nascoste nei TIR, nella stiva o in qualche container di navi mercantili<br>Annegate per naufragi sulle rotte del mediterraneo e dell’atlantico o attraversando i fiumi frontalieri&#8230;<br>38610 persone…<br><br>Il dolore non ha confini</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Solidarietà: i numeri (1)</title>
		<link>https://www.associazionepatto.org/2024/06/20/solidarieta-i-numeri-1/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 23:29:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Scritto da Giuseppe Cambiè Dobbiamo ricordare.La memoria a volte può essere molto dolorosa ma è un dono...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Scritto da <strong>Giuseppe Cambiè</strong></p>



<p>Dobbiamo ricordare.<br>La memoria a volte può essere molto dolorosa ma è un dono prezioso per dare alla nostra vita la speranza di un futuro migliore.<br>Mi sono bastati 10 minuti per ritrovare in internet i numeri che riassumono l&#8217;impatto umano di tre delle ultime guerre definite come &#8220;civili&#8221; perchè combattute tra &#8220;fratelli&#8221; all&#8217;interno della stessa nazione.<br>Ho provato solo per un attimo a immedesimarmi nello strazio di un figlio che perde violentemente il padre, di una donna che perde improvvisamente la casa e i suoi affetti, di una famiglia che di notte deve fuggire all&#8217;estero abbandonando dietro di sè ogni certezza&#8230;<br>Poi ho provato a moltiplicarlo per 100.000, 1 milione, 10 milioni &#8230;</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Anno</strong></td><td><strong>Nazione</strong></td><td><strong>Vittime</strong></td><td><strong>Sfollati interni</strong></td><td><strong>Rifugiati in paesi vicini</strong></td></tr><tr><td>1994</td><td>Ruanda</td><td>800.000</td><td>400.000</td><td>1.800.000</td></tr><tr><td>2003-14</td><td>Darfur</td><td>400.000</td><td>2.400.000</td><td>300.000</td></tr><tr><td>2011-15</td><td>Siria</td><td>300.000</td><td>7.800.000</td><td>4.200.000</td></tr></tbody></table></figure>



<p>… e ho potuto solo lontanamente intuire quanta paura e disperazione stanno dominando questa fetta di storia che forse ritenevamo pacifica e questo mondo che chiamiamo civile&#8230;&nbsp;<br>e ho provato a pensare cosa potrebbe dire condividere il peso del vivere con chi ha perso tutto&#8230;<br>e mi sono ancor più convinto che PATTO può aiutare a farlo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>La rinuncia buddista</title>
		<link>https://www.associazionepatto.org/2024/06/20/la-rinuncia-buddista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 23:28:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Venerabile&#160;Ajahn Munindo, 2008 Se ci concediamo tutte le volte quello che desideriamo, diventiamo piatti, perdiamo mordente. Nell&#8217;attuale...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Venerabile&nbsp;Ajahn Munindo, 2008</p>



<p>Se ci concediamo tutte le volte quello che desideriamo, diventiamo piatti, perdiamo mordente. Nell&#8217;attuale cultura dell&#8217;abbondanza e del benessere, siamo spesso restii a prendere in considerazione la dinamica della rinuncia. La realtà è che ci piace ottenere quello che vogliamo, ma c&#8217;è una parte di noi che sa che accondiscendere a questo progetto di vita non riesce a darci l&#8217;appagamento più profondo a cui aspiriamo.</p>



<p>I&nbsp; gesti esteriori di rinuncia sono forme per incoraggiare un lasciar andare interiore. I gesti di per sé sono funzionali, aiutano la coltivazione di una forza del cuore che ci sostiene nel percorso spirituale.&nbsp;</p>



<p>E&#8217; vero che la comunità monastica sceglie di sottolineare questo aspetto dell&#8217;insegnamento del Buddha, ne fa uno stile di vita, ma l&#8217;addestramento è importante per chiunque sia interessato alla libertà interiore. Fino a pochi anni fa la&nbsp; Chiesa cattolica chiedeva di astenersi dal mangiare carne il venerdì e ancora lo fa durante la Quaresima. Il digiuno incoraggia, a un certo livello, la pratica formale della rinuncia.</p>



<p>Il senso di una vita in cui si rinuncia a certe scelte è che, coltivando una volontà conscia di dire &#8220;no&#8221; alle cose che potremmo voler avere o fare, cose non veramente necessarie al nostro benessere, impariamo l&#8217;arte del lasciar andare. &nbsp;</p>



<p><a></a>Se vogliamo comprendere la rinuncia, dobbiamo provarla. Accumulare parole su questa pratica non ci sarà d&#8217;aiuto. Ne verifichiamo la validità solo impegnandoci e osservando il risultato.</p>



<p>Possiamo chiederci: &#8220;Voglio vivere in accordo agli schemi del desiderio che mi hanno condizionato e limitato? O voglio vivere in una situazione di libertà, mantenendo una consapevolezza non giudicante del qui e ora?&#8221;</p>



<p>Dopo che il desiderio è sorto, ci si aprono tre possibilità.&nbsp;</p>



<p>Possiamo gratificarlo, liberandocene così momentaneamente, cosicché il sollievo dall&#8217;irritazione del desiderio viene percepito come piacere. Più seguiamo questa possibilità, tuttavia, e più aumentiamo l&#8217;impeto del desiderio e della gratificazione. A lungo termine, tendiamo a diventare meno sereni.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;altra possibilità è reprimere il desiderio, fingere di non volere alcunché, che equivale a imporgli un cieco giudizio.&nbsp;</p>



<p>La terza possibilità è scegliere di tenere il desiderio nella consapevolezza. Possiamo&nbsp;<em>tenerlo</em>. Come risultato, accade qualcosa di meraviglioso. L&#8217;energia sperimentata come desiderio ritorna a essere energia grezza. Quell&#8217;energia può veramente motivare la pratica e condurci a una felicità molto più grande di quella associata con la gratificazione dei desideri sensoriali.&nbsp;</p>



<p>Dunque, la frustrazione del desiderio non è una cosa per pochi individui bizzarri o pervertiti che vivono in un monastero perché non sanno godersi la vita. La rinuncia è in realtà un modo di imparare a collegarci col nostro profondo pozzo interiore di energia.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Il mese di Ramadan</title>
		<link>https://www.associazionepatto.org/2024/06/20/il-mese-di-ramadan/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 02:21:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Abu Hāmid Mohammad ibn Mohammad al-Ghazālī, 1058-1111 Di ibn Qays ibn Al-Ahnaf si narra che quando gli...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Abu Hāmid Mohammad ibn Mohammad al-Ghazālī, 1058-1111</p>



<p>Di ibn Qays ibn Al-Ahnaf si narra che quando gli fu detto: “Sei troppo vecchio, il digiuno ti indebolisce”, rispose: “Mi sto preparando per un lungo viaggio. L’obbedienza a Dio, l’Altissimo, è più facile da sopportare che la sua punizione.&#8217;</p>



<p>La persona in digiuno che non sta digiunando veramente è quella che, sia pure nello stato di fame e di sete, si concede ogni libertà nel peccato.</p>



<p>Il messaggero di Allah, la pace e l’elogio siano su lui disse: &#8220;In realtà il digiuno, come l’udito, la vista, la parola, è un dono che ci è stato affidato da Allah; ciascuno, quindi, si prenda buona cura di ciò che gli è stato dato in fiducia.&#8221;</p>



<p>È chiaro che ogni atto di culto possiede una forma esteriore e una forma interiore &#8211; un involucro esterno e un midollo interno. Sta a te scegliere se essere soddisfatto della scorza od entrare a far parte dei saggi e dei sapienti. I requisiti interiori del digiuno sono sei:</p>



<p>1. NON GUARDARE CIÒ CHE NON PIACE A DIO</p>



<p>Uno sguardo casto evita ciò che è biasimevole o riprovevole, o che distrae il cuore e lo devia dal ricordo di Allah, Grande e Glorioso.</p>



<p>2. NON DIRE CIÒ CHE NON PIACE A DIO</p>



<p>Custodire la propria lingua da discorsi futili, dalla menzogna, dal pettegolezzo, dal linguaggio osceno, dalla parola scortese, dalla discussione e dalla polemica; facendo questo si osservi il silenzio e si resti occupati nel il ricordo di Allah, Grande e Glorioso</p>



<p>3. NON ASCOLTARE CIÒ CHE NON PIACE A DIO</p>



<p>Non dare ascolto a ciò che è riprovevole; perché tutto ciò che è illecito dire è similmente illecito ascoltare. Ecco perchè Dio, Grande e Glorioso, mette sullo stesso piano chi ascolta cose proibite.</p>



<p>4. NON FARE CIÒ CHE NON PIACE A DIO</p>



<p>Mantieni tutti le altre membra ed organi lontani dal peccato: le mani ed i piedi dagli atti riprovevoli e lo stomaco da cibi discutibili al momento della rottura del digiuno. Lo scopo del digiuno è quello di indurre alla moderazione. Il Profeta disse, su di lui sia la pace:&nbsp;<em>“Quanti di coloro che digiunano non ricevono altro che fame e sete!&#8221;</em></p>



<p>5. EVITARE DI MANGIARE TROPPO</p>



<p>All’interruzione giornaliera del digiuno non esagerate nel cibo al punto di riempirvi la pancia. Non vi è ricettacolo più odioso a Dio, Grande e Glorioso, che una ventre pieno di cibo lecito. A che serve il digiuno in quanto strumento per sconfiggere il nemico di Dio e di ridurre gli appetiti, se alla sua interruzione si recupera tutto ciò che è mancato durante il giorno, e forse inoltre si indulge in una varietà di alimenti supplementari?</p>



<p>Ben si sa che lo scopo del digiuno è quello di avvertire la fame e controllare gli appetiti per rinforzare l&#8217;anima con la pietà. Se lo stomaco rimane affamato dalla mattina alla sera, l’appetito è destato ed il desiderio intensificato, se poi gli vengono offerte ogni tipo di prelibatezze e si concede di mangiare a sazietà, se ne accresce il piacere e se ne raddoppia la forza, risvegliando appetiti che forse sarebbero restati dormienti in circostanze normali.</p>



<p>Lo spirito e la natura segreta del digiuno è quello di indebolire le forze che sono mezzi del Satana per condurci alla malvagità. È quindi essenziale ridurre l’assunzione di cibo a ciò che si consumerebbe in un pasto normale se non si avesse digiunato. Nessun beneficio deriva dal digiuno se si assomma ciò che solitamente si mangia durante il giorno e la notte assieme.</p>



<p>Buona norma sarebbe quella di dormire poco durante il giorno, per poter avvertire la fame e la sete e diventare cosciente dell&#8217;indebolimento delle proprie forze, con la conseguente purificazione del cuore. Uno dovrebbe cercare ogni notte quel tanto di debolezza che gli rendano leggere la veglia (<em>tahajjud</em>) e le devozioni (<em>awrad</em>). Può essere allora che Satana non si libri più intorno al suo cuore lasciandolo libero di contemplare il regno dei cieli.</p>



<p>La Notte del Destino rappresenta la notte in cui qualcosa del Regno Celeste viene rivelata. Ma a chiunque metta un eccesso di cibo fra il suo cuore ed il suo petto nulla di quel Regno si rivelerà. Non è sufficiente mantenere vuoto lo stomaco per rimuovere il velo, fintanto che il cuore non sia libero da tutto ciò che non è Dio, Grande e Glorioso. Così stanno le cose ed il punto di partenza sta nel ridurre il cibo &#8230;</p>



<p>6. GUARDARE VERSO DIO CON TIMORE E SPERANZA</p>



<p>Dopo l’interruzione del digiuno, il cuore dovrebbe restare sospeso fra timore e speranza. Perché l’uomo ignora se il suo digiuno sarà accettato da Dio, di modo che incontrerà il Favore divino, o se sarà rifiutato, lasciandolo fra coloro che Lui detesta. Questo è lo stato d’animo che uno dovrebbe avere alla fine di ogni atto di culto.</p>
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