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L'ANGELO INVISIBILE

Molte volte non riusciamo a capire che possiamo fare qualcosa di buono per gli altri anche con poco. L'ho spiegato ai miei figli. Chi ha deve aiutare chi non ha.

Il valore dei nostri gesti è direttamente proporzionale a quello di cui ci priviamo per aiutare gli altri. Credo abbia più peso il gesto di un pensionato che rinuncia a venti euro che non quelli come me, che non devono rinunciare a nulla. Nemmeno al superfluo.

Se soltanto chi è nelle mie condizioni di benestante rinunciasse a quello che avanza oltre al superfluo, avremmo risolto tanti drammi e tanti casi umani.

C'è una carità spontanea, quotidiana, che non cerca pubblicità e non vuole il suo nome sui giornali. È la carità che non conosce altra regola se non quella di regalare un frammento di umanità e di speranza a chi si è messo (o è stato messo) ai margini della società. Ci dice che non tutto è peggio, che non ci sono solo cattive notizie.
Ma noi viviamo chiusi in troppi egoismi.
«Ho lavorato nel mondo delle grandi banche e posso garantire che ci sono centinaia di manager con entrate milionarie che potrebbero fare quel che ho fatto io: ma forse voltano la pagina di cronaca, preferiscono quella degli spettacoli...»

(Feltrinelli, 2014)

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